Libri - IENE DI CARTA

Iene di cartaIene di carta

Il primo capitolo


«Tu non sei uno scrittore» dice a labbra socchiuse. Il sorriso storto mantiene al suo posto il mezzo sigaro nell’angolo della bocca.
«E questa è una follia» continua lui. L’indice e il medio si incurvano per togliere il Garibaldi dalle labbra e lasciarlo fermo a mezz’aria, tra il torace e la scrivania in mogano, alla stessa altezza dei monogrammi delle iniziali ricamate sulla camicia cucita a mano.
Il sorriso a labbra liberate diventa ancora più arroccato, caricaturale.
Holden e Mengoli sono uno di fronte all’altro e il fumo bianco dell’ammezzato fluttua verso l’alto e interseca la linea immaginaria dei loro sguardi.
Entrambi indossano camicie bianche con le maniche arrotolate sopra i gomiti. Il taglio industriale delle cuciture denota la chiara origine economica da grande magazzino di quella di Mengoli, mentre il palmo della sua mano sinistra accarezza il tessuto consunto dei jeans e la destra impugna lo strumento del gesto chiamato “follia”.
Holden spegne l’ammezzato nel posacenere, nell’evidenza delle sopracciglia aggrottate verso il naso, su quegli occhi così famosi e celebrati.
Presentazione alla Libreria Mondadori di Rimini (28 maggio 2014). Da sinistra: Mengoli, Davide Brullo e Giacomo MorigiPotrebbero sembrare padre e figlio. Le rispettive età lo consentirebbero. La profondità dei loro sguardi lo avvalorerebbe. Ma non lo sono.
Mengoli studia il sigaro spappolato nel posacenere e un lezzo acre e pungente si sparge nella stanza.
«Io sono uno scrittore» obietta con voce sicura.
Il viso di Holden resta impassibile. Abbassa lo sguardo sul pacchetto di Garibaldi, accanto alla tastiera del computer. Allunga la destra a prelevare un mezzo sigaro e se lo porta alle labbra. Con gli occhi e l’indice della mano sinistra indica l’accendino, di fianco alla confezione degli ammezzati.
«Di solito non ne fumi due di seguito.»
Un lieve cenno di assenso.
«Di solito non mi trovo in una circostanza simile.»
Accende il Garibaldi e dà un paio di profonde boccate. Gli occhi tornano sul ragazzo seduto di fronte e poi si concentrano sulla pistola puntata contro di lui. E un pizzico di lingua da gatto, crespa e secca a causa dell’adrenalina e accentuata dall’effetto del tabacco Kentucky, fa capolino per un istante dalle sue labbra.
«Hai tolto anche la sicura… fai molta attenzione… perché dopo non si torna più indietro.»

Chi è Holden lo sanno tutti. Mengoli invece non è un volto noto, almeno non ancora, ma grazie alla pistola puntata potrebbe diventarlo presto. E dice, o crede, di essere uno scrittore.
Gioco di sguardi digitali tra Pericoloso Mengoli e il pubblicoOra allarghiamo l’inquadratura. Dal primo piano sui protagonisti passiamo a una panoramica sulla scena dell’azione. Siamo nell’ufficio di Holden. Le librerie coprono due delle quattro pareti e gli scaffali sono ricolmi dei suoi romanzi, comprese le molteplici edizioni straniere. Poi ci sono alcune fotografie incorniciate, di grande formato. Con i basettoni, in un bianco e nero sgranato, è seduto di fianco a Italo Calvino. Lì accanto è con Lucio Dalla sul ponte di una barca a motore e i capelli ricci sono meno imbiancati di adesso. In un’altra ancora Walter Veltroni gli consegna un premio letterario. Con un po’ meno rughe è raffigurato al Quirinale in una posa piuttosto impostata di fronte al presidente Scalfaro. Molto più giovane e con i capelli gonfi chiacchiera con Fellini e Tonino Guerra nel parco del Grand Hotel di Rimini. Brizzolato come oggi sorride a Sophia Loren. Un grandangolo lo inquadra insieme agli altri consiglieri di amministrazione di Finmeccanica e sembra la foto della scena finale di Shining. In una conferenza stampa risponde al microfono e alla sua sinistra siede Salman Rushdie.
Gioco di sguardi digitali tra Pericoloso Mengoli e il pubblicoAnalizzati i dettagli, possiamo occuparci di voi. Finora cosa vi siete persi? Non tanto. È entrato nell’ufficio di Holden e ha chiuso la porta a chiave. Ha estratto la pistola infilata nella cintura dei jeans e l’ha impugnata. Il famoso scrittore stava seduto alla scrivania quando ha visto l’arma puntata contro e si è subito reso conto che non era vittima di uno scherzo. Mengoli si è accomodato, con il braccio destro sul bracciolo della poltrona e la pistola in orizzontale e in tutta la sequenza non si è sentita neppure una parola, fino alla frase: “Tu non sei uno scrittore”.

Guaraldi Editore, 2014, 72 pagg.

ISBN LIBRO – 978-88-8049-997-8
ISBN E-PUB – 978-88-6927-022-2
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