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QN Speciale Orologi - novembre 2017

Ecco il FOCUS Speciale orologi di 15 pagine del QN Quotidiano Nazionale, pubblicato il 28 novembre in tutte le edizioni (Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione) e presente anche su quotidiano.net. Una bella fatica ma ne è valsa la pena.

Questo l’editoriale.


L’orologeria è in affanno. Lo dicono i numeri di Baselworld, la più importante fiera del settore. L’ultima edizione ha contato 200 stand in meno rispetto ai 1.500 del 2016, mentre la kermesse di marzo 2018 pare ne perderà addirittura altri 300. Perché? Gli alti costi di partecipazione non si tramutano più nel fatturato sperato. Gli addetti ai lavori lo spiegano dicendo che in passato, a Basilea, i marchi sviluppavano l’80% del loro giro d’affari annuale, nelle ultime edizioni il fatturato non superava il 20% del totale. Ciò accade per vari motivi, riconducibili al risultato che molti marchi di ottimo livello non reputano più strategico partecipare alla manifestazione svizzera (così, oltre all’esclusivo Sihh ginevrino, si moltiplicano eventi tematici tra Usa, Asia ed Europa, Italia compresa, con il N.O.W. – Not Ordinary Watches – di VicenzaOro). A ciò bisogna aggiungere la crisi strutturale e il fatto che il mondo si trasforma alla velocità della luce. Nell’orologeria lo testimonia il successo dell’Apple Watch, che in poco più di tre anni di vita ha superato i ricavi di Rolex, di gran lunga il numero uno del mercato; difatti, secondo le stime dell’autorevole Asymco.com, i ricavi di Apple toccano i 4,9 miliardi di dollari contro i 4,7 della manifattura ginevrina. Mentre, in generale, i marchi non sofferenti sono pochissimi e ormai non vanno le marche – o, meglio, le loro collezioni in generale – ma certi modelli di alcune marche; tanto per dire, a fine ottobre un Daytona appartenuto a Paul Newman è stato battuto all’asta di Phillips per 17,75 milioni di dollari, nuovo record per un orologio.


Di fronte a questo quadro complicato, l’appassionato, soprattutto italiano, poco fantasioso nelle sue scelte, dovrebbe farsi un esame di coscienza. Finora, al momento di acquistare un orologio di alta gamma, la domanda che si pone nella stragrande maggioranza dei casi è: “Manterrà o crescerà il suo valore nel tempo?” 
La risposta ha mille variabili. Però si può fare una considerazione. L’Italia è in crisi da un decennio ma sulle strade si vedono tante auto da 50mila euro a salire. Ecco, il vostro orologio, tra vent’anni, con ogni probabilità varrà più dell’auto che state guidando oggi.


Direte voi. Ma l’orologio non mi porta da nessuna parte! Certo, ma potete guidare anche un’utilitaria. Comprate una macchina costosa per passione ed emozione. Allora fate lo stesso con i vostri orologi, che tra l’altro non hanno problemi di parcheggio. E, soprattutto, all’alta orologeria di oggi – per qualità costruttiva e stile – si accede con meno di 2mila euro, come nel caso del nuovo Time Companion di Dietrich, in consegna a metà dicembre nei negozi italiani, che ha uno dei bracciali più suggestivi di tutto il mercato.

 
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PangeaDa novembre 2017 gli appunti volanti di vita terrena sono su Pangea, rivista avventuriera di cultura & idee, diretta con lucido spirito irresponsabile da Davide Brullo, che per introdurre la mia rubrica L’ammazzacaffè, mi descrive così:


Michele Mengoli è fenomenale. Con la famiglia abita a Bibbiena, in mezzo alle foreste aretine, roba medioevale, da battaglia di Campaldino; con il cuore è a Rimini – a cui dedica reiterati articoli – con la testa è a Capo Verde e con il talento è il direttore – almeno – del “Washington Post”. Mengoli, quando è in giacca e cravatta, è un super esperto di orologeria; quando è ‘informale’ è un giornalista che si occupa di economia, quando è in mutande scrive romanzi. Il primo romanzo si chiama A capo, di tutto, ed è un noir rivierasco che flirta con la fuga e con il rischio. Con il secondo libro Mengoli punta una pistola in faccia – letteralmente – ad Alessandro Baricco e agli scolaretti della Holden, si intitola Iene di carta e ha l’odore fumante di una sfida. Con il terzo libro Mengoli ha messo la testa a posto. Il potere è noioso è un libro scritto con Alberto Forchielli, che è il piccolo Buddha dell’economia planetaria, il Leonardo della globalizzazione, un genio. Il libro lo ha stampato Baldini & Castoldi, l’anno scorso, un fiato prima di fallire. Bellissimo. Ora Mengoli mi vuole fare leggere il suo ultimo romanzo, Ecco luglio. Intanto, non posso che imbarcarlo sulla zattera di “Pangea”, perché uno scrittore corsaro come lui è impareggiabile. (d.b.)