LA CONDIZIONE DI UNA SCELTAIn tv c’è l’esibizione di un musicista. Sta seduto su uno sgabello basso. Sulle ginocchia, in orizzontale, tiene una strana chitarra acustica. Il presentatore annuncia il titolo di una canzone e lui comincia a pizzicare le corde di quella singolare chitarra. Ne viene fuori una musica che sembra solida per quanto è elaborata e struggente; mentre le sue dita si muovono leggere e veloci, nell’espressione del suo viso è dipinta la passione, il tormento, il piacere e il dolore. Sempre a occhi chiusi, come se tutto il mondo fosse già dentro di lui.
LEGGERE LA VITAJames Wood è docente di letteratura inglese e americana ad Harvard e critico del New Yorker. Nel 2008 ha pubblicato il saggio How Fiction Works (in Italia è uscito due anni dopo per Mondadori con il titolo Come funzionano i romanzi. Breve storia delle tecniche narrative per lettori e scrittori), una personalissima guida alla lettura attraverso personaggi, dialoghi, intrecci, dai classici dell’800 ai bestsellers del ‘900. Francamente, a mio avviso, è un libro noioso, tanto colto quanto sterile, però ci sono un paio di concetti che meritano attenzione. La letteratura si differenzia dalla vita in questo: che la vita è piena di dettagli in modo amorfo, e raramente ci guida verso di essi, mentre la letteratura ci insegna a notare: a notare, per esempio, come spesso mia madre si strofini le labbra appena prima di darmi un bacio; che il diesel al minimo di un taxi londinese fa un rumore da trapano; che le vecchie giacche di cuoio mostrano striature bianche simili alle strisce di grasso delle fette di carne; come la neve fresca «scricchioli» sotto i piedi; come le braccia di un neonato siano così grasse da sembrare legate con lo spago (be’, gli altri sono miei, ma quest’ultimo esempio viene da Tolstoj!). Questo tutoraggio è dialettico. La letteratura ci rende migliori osservatori della vita; noi mettiamo in pratica l’insegnamento nella vita stessa; in tal modo diventiamo più bravi a notare i dettagli quando leggiamo; così impariamo a leggere sempre meglio la vita. E via di questo passo. Basta insegnare letteratura per rendersi conto che la maggior parte dei giovani lettori è costituita da osservatori mediocri.
SOTTO IL PORTICO Cammino. Sulla sinistra le vetrine di una profumeria e negozi di abbigliamento e di scarpe sportive e occhiali da vista e da sole. Sulla destra la strada a traffico limitato. Un ragazzetto magro che potrebbe essere mio figlio mi viene incontro e mi chiede qualche spicciolo. Gli dico che non ho niente, istintivamente, mentre la mia mano destra stringe un po’ più forte, dentro la tasca del giaccone, il portafoglio con dentro i soldi, la carta di credito, il bancomat, i biglietti da visita, un santino, la carta d’identità e il tesserino da giornalista.
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TROPPO VELOCEDel pugno di recensioni che ha meritato finora a capo, di tutto, quella di Davide Brullo – critico della Voce e a sua volta narratore – desidero pubblicarla sul sito. Non lo faccio per futile vanagloria, ma perché si riallaccia al discorso sul senso della scrittura avviato con il precedente articolo 1997-2012: 15 ANNI DI SCRITTURA VELOCE e ne sviluppa il tema. In dialogo con l’autore di “a capo, di tutto”. Tra Bukowski, Schopenhauer e Paris Hilton La scenografia ideale per un noir Rimini violenta e poetica nel romanzo di Michele Mengoli «Quello che voglio è la potenza, la velocità. Finché non mi dicono che sono “troppo veloce”». Romanzi estremi, fino all’orlo del respiro, fino a troncarlo. Come la storia del tizio che lavora alla Gazzetta di Rimini, tra ossessioni e vertiginoso erotismo, si trova tra le mani cinque milioni di euro e molla tutto. Una specie di prendi i soldi e scappa, sì, ma qui non c’entra Woody Allen, c’è poco da ridere, semmai c’è «Charles Bukowski, che a vent’anni mi ha “svezzato”, c’è il magistero di Arthur Schopenhauer (la filosofia è essenziale per fare il narratore), la furia perpetua di Chuck Palahniuk (i romanzi maggiori, Fight Club, Soffocare e Ninna nanna)». Troppa carne al fuoco? Non avete capito che si parla di uno estremo? «Metto nel linguaggio tutta la velocità del nostro mondo, la lingua di Internet, le clip musicali: ormai uno scrittore di vent’anni fa, se non è un genio, è invecchiato, resta illeggibile». Basta gioco delle maschere: lui è Michele Mengoli, classe 1969, una laurea in filosofia (come si è capito), un rapido esordio nel giornalismo locale (a San Marino), poi le sfide a Milano e a Roma (ha lavorato per Il Sole 24 Ore, è stato direttore responsabile di Revolution, «la più importante rivista internazionale di orologeria meccanica e “life style”»). Ora cosa fai? «Mi guardo in giro, scrivo un nuovo romanzo, mi gioco il rischio di fare lo scrittore».
SAPERTI ACCANTO sorrisi e desideri, gioia e serenità | memoria e progetti in essere e l’attimo adesso | nel contatto esatto dei nostri gesti, | amplificazione di un corpo solo, esteso || ma credimi, amore mio, ancora di più | è averti al mio fianco nel buio della notte || è il tuo sottile respiro che pacifica il mio | è il tepore dei tuoi fianchi che mi scalda | è sentirti bere a collo l’acqua che tieni ai piedi del letto || poi, placata l’arsura, mi sfiori il viso con la mano | e ti rimetti a dormire || non lo sai, perché non te l’ho mai detto | ma quelle carezze, come la forza di un sogno, | dissetano anche me. |



LEGGERE LA VITA
TROPPO VELOCE