Le cozze certificate sarde che sanno di RomagnaO anche di un qualche paese del Mediterraneo. In che senso? Vi spiego. L’altro giorno ero in banca, a Cesenatico, dove ho il conto corrente. Per la precisione, ero fuori dalla banca, nel bar dall’altra parte della strada. Sorseggiavo il caffè col mio amico bancario mentre sfogliavo il giornale e ho visto questa pubblicità della cozza del Golfo di Oristano. A me le cozze piacciono, anche quelle allevate in Romagna, figurarsi quelle sarde, cullate da quel magnifico mare: semplicemente fantastiche. Difatti, soltanto guardando la pubblicità, nonostante fosse mattina e con ancora il sapore del caffè in bocca, mi veniva voglia di una bella porzione di cozze, magari piccanti.
E a livello di marketing, bravi loro, intendo quelli delle “Nieddittas” (dal sardo Nieddu, nero), che a Oristano hanno dato il nome a un prodotto che finora non aveva marchio, come Chiquita ha fatto quella volta con le banane. Niente da dire, chapeau.
Poi il mio amico butta lì una frase che mi lascia secco: “Nascono qui da noi.”
“Cosa?” rispondo io.
“Le cozze della Sardegna.”
“In che senso?”
“Nel senso che prima di arrivare là, nascono e crescono qui da noi, tra Cervia e Cesenatico. Gli allevatori sono tutti miei clienti.”
“Mi prendi in giro?”
“No, lo sai, lo faccio solo con i tuoi risparmi.”

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L’ammazzacaffè

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Oranghi nella foresta

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Penso che vale la pena di vivere, quando tragitto e meta hanno un valore coincidente.
Quando lo scopo più che la destinazione rappresenta il senso del viaggio.
Quando il viaggio è il percorso di chi crede negli stessi valori.
Quando chi sopravvive, nel bene e nel male, li rappresenta tutti.
Con la certezza che quando lo scopo oltrepassa la destinazione, diventa la vita stessa.


Tratto da A capo, di tutto, Edizioni del Girasole, 2011.

 

«Hegel ha un problema» dice senza girarsi ma sollevando il libro per far vedere la copertina con il nome dell’autore che lui aveva già riconosciuto.
«Quale?» chiede incuriosito.
«Pensa che la libertà consista nell’ubbidire alle leggi.»
Lui riflette e risponde: «Tutti quelli che hanno interesse a non modificare la realtà lo pensano.»
Lei si volta e sorride, stavolta più di prima. Si guardano per qualche istante senza dire nulla. Lei appoggia Hegel e se ne va. Lui è colto di sorpresa. Avrebbe voluto fermarla, dirle qualcosa, ma il movimento delle sue spalle lo ha ipnotizzato. Così è rimasto in silenzio a osservare il suo andamento oscillante che in un attimo l’ha portata fuori e poi dietro l’angolo, oltre la visuale. E solo adesso è riuscito a dire in un bisbiglio. Ciao. Giusto un soffio, verso la sua scia.


Tratto da Iene di carta, Guaraldi Editore, 2014.